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Le
sale al secondo piano corrispondevano ad ambienti privati
più intimi e dimessi, di cui alcuni destinati alla servitù.
In due stanze aveva allestito il proprio appartamento alla
metà del Settecento (1734-1750) Francesco Antonio Mansi, fratello
di Ottavio Guido: si noti il bel caminetto in marmo, che si
deve allo scultore Carlo Antonio Valla da Carrara. In attesa
di un globale riallestimento e della integrazione dell'arredo,
questi spazi sono stati destinati all'esposizione di una ricca
serie di dipinti che illustrano lo svolgimento della pittura
in Lucca nel secolo XIX. Il secolo si inaugura con Pompeo
Batoni (1708-1787), la cui attività di ritrattista è rappresentata
dal ritratto dell'arcivescovo Mansi e da altre opere a soggetto
religioso (Estasi di S.Caterina, Martirio di S.Bartolomeo).
L'influenza dell'ambiente romano di marca accaddemica è evidente
nelle tele di Bernardino Nocchi (1741-1812) e del figlio Pietro
(1783-1854), di cui si ricorda anche la vasta attività di
disegnatori, rappresentata in Museo da notevoli bozzetti.
Altro ritrattista importante fu Stefano Tofanelli (1752-1812),
che assieme al fratello Agostino (1770-1834) rappresenta felicemente
la stagione neoclassica in Lucca. Allievo di Stefano e imbevuto
di cultura romana fu Michele Ridolfi (1793-1854), pittore
ma anche attento studioso dell'arte lucchese.
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