La pittura del Trecento, la seconda metà. Dal quarto decennio del Trecento nel cantiere degli affreschi del Camposanto Monumentale si avvicendano i maggiori pittori del momento: di questa straordinaria ricchezza di linguaggi figurativi restano importanti testimonianze anche nel Museo. Tra i più notevoli maestri spicca il pisano Francesco Traini, dalla personalità autonoma che raccoglie spunti sia senesi che fiorentini, sviluppando un registro narrativo del tutto originale, e che appare legato al potente ambiente domenicano. I maestri fiorentini segnano il corso della pittura pisana a partire dal quarto/quinto decennio del secolo: Bernardo Daddi, Spinello Aretino, ma anche quelli di origine settentrionale, come Giovanni da Milano, Barnaba da Modena, Antonio di Francesco da Venezia. Tra i pisani si segnalano Francesco Neri da Volterra, che assieme all'allievo Cecco di Pietro segna gli esiti della scuola pittorica cittadina nella seconda metà del Trecento. L'ultimo quarto del secolo è costellato dalle opere di maestri dall'identità incerta, convenzionalmente ripartiti sotto le etichette di "supposto Bernardo Falconi", "Maestro della Universitas Aurificum", "Maestro della Sant'Orsola", aperti per lo più alla lezione senese improntata al gusto del dettaglio e degli eleganti linearismi, in gran parte forse da ricondurre all'attività del longevo Turino di Vanni, operoso fino ai primi decenni del Quattrocento e aperto alle più varie suggestioni figurative.