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Il
Quattrocento. L'ultimo Quattrocento lucchese è rapresentato
da notevoli personalità artistiche, oggi identificabili in
Michele Ciampanti, in Michelangelo di Pietro Membrini (già
"Maestro del tondo Lathrop"), in Vincenzo di Antonio Frediani,
tutti maestri che realizzano pale d'altare per le più importanti
cappelle patrizie della città. Essi mostrano di operare in
pieno accordo con le contemporanee esperienze fiorentine di
fine secolo, guardando in particolare al filone Botticelli-Filippino
e adottando largamente la tipologia fortunata della pala d'altare
ghirlandaiesca. Michelangelo di Pietro è l'artista più pronto
nell'assimilare altre tendenze figurative, anche non fiorentine,
come quella bolognese (conosciuta attraverso l'operato lucchese
di Amico Aspertini e del Francia), quella umbra e quella fiamminga.
Di
portata notevole l'attività, per tutto il Quattrocento, delle
botteghe orafe lucchesi (tra cui si segnala quella di Francesco
Marti), che raggiungono esiti altissimi soprattutto nelle
preziose croci astili, in cui vere sculture in argento fuso
o sbalzato si alternano a sottili incisioni e a luminosi smalti
traslucidi.
La
fase matura di Matteo Civitali è documentata in questa sala
dal busto marmoreo dell' Ecce Homo, il cui volto dalla drammaticità
espressiva esprime un chiaro riferimento a Donatello.
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